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| Marco Boato - attività politica e istituzionale | ||||||||||||||||||||
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A partire dai recenti fatti di cronaca, come interpreta lo sgombero del centro sociale Askatasuna di Torino? Rientra pienamente nella politica del Governo Meloni, a partire dai famigerati “decreti sicurezza”, che sono stati duramente contestati anche da molti giuristi e costituzionalisti. La linea perseguita dal centro-destra è quella di smantellare progressivamente tutti i Centri sociali, come è avvenuto a Milano prima e ora a Torino. Questi Centri sociali avevano un forte radicamento nei loro quartieri e nelle loro città, con molte attività che potremmo definire di “welfare sociale”. Tuttavia, purtroppo, a questi Centri sociali hanno fatto riferimento anche gruppi di militanti, per lo più minoritari, attivi in azioni di contestazione violenta, che hanno fatto da innesco alla repressione governativa e poliziesca. Anche nella recente manifestazione di solidarietà a Torino, c’era stata una forte partecipazione popolare, del tutto pacifica, nella quale tuttavia si sono inseriti anche piccoli gruppi violenti, che purtroppo l’hanno fatta degenerare e che ne hanno stravolto il significato positivo. Nell'epoca digitale, che ha in parte rivoluzionato l'intera socialità e lo stare insieme, qual è il significato di un centro sociale? Alcuni di questi Centri sociali hanno una storia pluridecennale, che risale a ben prima dell’attuale “epoca digitale”. E quindi nel corso degli anni hanno visto succedersi varie generazioni, giovanili e non solo, anche con profondi cambiamenti nella loro composizione e nelle loro attività. Un esempio positivo di questi cambiamenti è rappresentato, ad esempio, a Trento dal “Centro Bruno”, che da anni è estraneo ad azioni violente, che pure c’erano state in passato, ed è ora fortemente impegnato sui temi della solidarietà e della giustizia sociale, ed anche sui problemi ambientali, con una significativa partecipazione giovanile. Durante il suo periodo universitario ha partecipato alla contestazione del '68. Che ricordi ha di quel periodo e quali sono le differenze tra il dissenso di allora e quello di oggi? Stiamo parlando di eventi giovanili che ormai risalgono a quasi sessant’anni fa, appunto nel ’68 del secolo scorso, ma anche prima e dopo. Il Movimento studentesco di Sociologia nella Trento di allora era un movimento antiautoritario, che metteva in discussione l’autoritarismo nell’università, nelle scuole, nei quartieri, nei rapporti tra i generi, nelle istituzioni totali ed anche nella Chiesa (famoso fu il fenomeno del “controquaresimale” nel Duomo di Trento). Era una società profondamente autoritaria, contro cui si è ribellata a livello mondiale una intera generazione dei giovani di allora, su cui, nel cinquantenario, ho pubblicato il mio libro “Il lungo ’68 in Italia e nel mondo”. I movimenti attuali sono impegnati soprattutto sui problemi della giustizia sociale, della solidarietà, dell’ambiente e della pace, ricordando tuttavia che anche negli anni ’60 e ‘70 ci fu una enorme mobilitazione internazionale contro la guerra in Vietnam. Anche la narrazione dei movimenti giovanili è cambiata nel tempo? Se sì, in che termini? Anche negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso ci furono forti incomprensioni nei confronti dei movimenti giovanili di allora, ed inoltre dure forme di repressione poliziesca, talmente diffuse al punto che ad un certo punto fu necessario varare un provvedimento di amnistia, per eliminare per legge migliaia di denunce e di provvedimenti giudiziari contro studenti e operai, che intasavano i tribunali. Oggi forse c’è maggiore attenzione rispetto a ciò che si muove attorno alla “questione giovanile”, anche se negli ultimi anni, col Governo di centro-destra, si è di nuovo attivata una forte repressione poliziesca, che a volte prende occasione da fenomeni di contestazione violenta, che andrebbero assolutamente evitati. Da Lotta Continua ai Verdi, ha avuto una lunga carriera politica. Quali sono le posizioni che ha sempre mantenuto e quali quelle che ha modificato nel corso degli anni? Non mi piace l’espressione “carriera politica”. Preferisco parlare di “percorso politico” ed anche culturale, che è cominciato ben prima di Lotta continua, già quando avevo quindici anni contro il Governo Tambroni, appoggiato dai neo-fascisti in Parlamento, e poi col Movimento studentesco ed anche la “contestazione ecclesiale”. Sono sempre stato, ieri e oggi, animato da una profonda ispirazione cristiana e mi sono sempre laicamente riconosciuto nei valori di “Giustizia e libertà”, che erano anche quelli dei miei genitori all’epoca della resistenza antifascista. Nell’arco di molti decenni, ovviamente le mie analisi politiche si sono progressivamente trasformate e aggiornate, e negli ultimi quarant’anni ho dato priorità ai valori ed agli obiettivi dell’ecologismo politico, maturato dai primi anni ’80 insieme ad Alexander Langer. Considero sempre più prioritario, in tutti gli impegni politici, il metodo della nonviolenza gandhiana e la fedeltà alla Costituzione repubblicana in tutti i suoi aspetti. Una provocazione: i social network possono essere uno spazio di confronto in cui creare pensiero critico e aggregazione, come lo sono state università e centri sociali? Ovviamente i “social network” sono un fenomeno molto più recente, che personalmente utilizzo con attenzione e parsimonia, ricorrendo in particolare a Facebook, che tuttavia è ormai uno strumento a cui fanno riferimento soprattutto persone di una certa età, meno utilizzato dai giovani e giovanissimi. Rispetto ai tempi passati, nei quali si adottavano strumenti antidiluviani come i ciclostilati e magari i gettoni telefonici, e poi i fax, per comunicare, gli strumenti di comunicazione attuali hanno costituito davvero una rivoluzione informatica. Possono servire per comunicare molto velocemente e magari per convocare riunioni e manifestazioni, anche dibattiti online, ma nulla ancor oggi può sostituire totalmente i rapporti diretti inter-personali, gli incontri in presenza, le relazioni sociali, appunto per creare ancor oggi “pensiero critico e aggregazione”.
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MARCO BOATO |
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